L'intelligenza emotiva nel people management: l'elemento che porta un team dalla passivirà alla produttività, con Davide Merletto, Senior Business e Executive Coach

L’intelligenza emotiva nel people management: l’elemento che fa la differenza tra passività e proattività

Anche tu quando pensi al lavoro ti senti come sballottato dentro un vortice? 

Il mercato cambia, l’innovazione tecnologica vola, le aziende si affannano sempre più per inseguire aggiornamenti professionali, programmi tecnici e adeguamenti che le permettano di stare al passo in una rincorsa continua contro la stasi, il budget, il rischio di rimanere ultimi. 

E in tutto questo, c’è un elemento che resta al centro: le persone. 

O meglio, come reagiscono, a tutto ciò, le persone. 

In questo articolo andremo ad approfondire con Davide Merletto, Senior Business & Executive Coach con oltre quindici anni di esperienza, il valore dell’intelligenza emotiva e del coaching nella guida del personale e come questa possa fare la differenza tra un team che si lascia trascinare passivamente dal vortice e uno che invece, lo cavalca fino alla cima. 

Che cos’è l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva, secondo il celebre psicologo e autore Daniel Goleman (ndr: Emotional Intelligence,1995), si definisce come la capacità di comprendere, utilizzare e gestire le proprie emozioni restando al contempo sintonizzati e in empatia con gli altri.

All’atto pratico, è l‘essere consapevoli che le emozioni possono guidare le nostre azioni e impattare su chi sta intorno a noi, che siano familiari, amici o colleghi. 

A cosa serve l’intelligenza emotiva nel lavoro?

“In linea generale, l’intelligenza emotiva serve a vivere più consapevolmente e a costruire e mantenere relazioni più forti. Nella vita professionale, serve a perseguire efficacemente obiettivi sia personali che di squadra e attenzione, con squadra intendo una vera squadra, una che proprio grazie ad una relazione più forte lavora coesa. 

Se poi si parla di Team Leader e Manager, parliamo di costruzione della fiducia, di empatia, di stile di leadership, di motivazione nelle situazioni di difficoltà e di capacità di ascolto dei collaboratori nel processo decisionale: tutti elementi utili anche per un operativo, ma che ad alti livelli sono fondamentali per poter contare un team solido e proattivo. 

Aggiungo poi una cosa importante: molti sostengono che l’intelligenza emotiva sia una dote innata e probabilmente alcuni nascono con una naturale inclinazione, ma la verità è che l’intelligenza emotiva si allena: se un manager è poco empatico ma desidera lavorare su di sé e sulla propria squadra per migliorarne la forza e la resa, non serve sostituirlo per uno nato con doti particolari, ma occorre integrare un programma di business coaching o comunque un training che lo aiuti a sviluppare la sua intelligenza emotiva 

Che cos’è il Business Coaching?

“Quello del business coaching è un percorso personalizzato, studiato e orientato dal Coach per portare imprenditori, leader e team a raggiungere obiettivi di business, sviluppare competenze manageriali, migliorare le prestazioni e massimizzare il potenziale trovando comunque un compromesso tra performance e benessere personale. 

Insisto sul personalizzato perché è un elemento fondamentale: per quanto certe situazioni possano essere diffuse tra i team e i team leader, ogni situazione ha le sue peculiarità ed è fondamentale che queste siano colte e lavorate.

I “pacchetti standard” in questo settore non devono esistere perché oltre che a essere inutili, possono essere dannosi.” 

In cosa consiste il Business Coaching nel pratico?

“Ogni Coach ha il suo approccio e ogni situazione, come dicevo prima, richiede attenzioni e azioni diverse, ma in linea generale un programma di Business Coaching prevede un’analisi della situazione inziale rispetto all’obbiettivo, l’elaborazione di un piano di azione che risponda ai parametri SMART (ndr: che sia Specifico, Misurabile, Attuabile, Realistico e definito nel Tempo), l’attuazione del piano e in ultimo una verifica finale dei risultati. 

Cosa accade poi in queste fasi dipende dall’obiettivo come dal tipo di coaching che occorre: un percorso one 2 one con un Manager che vuole lavorare sulle sue capacità interpersonali avrà una strada diversa rispetto a quella di un Team Coaching che ha come obiettivo il miglioramento delle prestazioni.

Perché un manager dovrebbe iniziare un percorso di Business Coaching oggi?

“Premettendo che nessuno deve iniziare nulla oggi se non gli occorre, c’è da dire che la situazione odierna è molto complicata per un manager: tra il rapido sviluppo tecnologico, la progressiva integrazione di IA e lavoro, il cambio di approccio al lavoro che sta apportando pian piano la GenZ, la situazione del mercato del lavoro italiano, la situazione geopolitica e gli oggettivi problemi che affrontano determinati settori, un manager ha parecchi elementi tra cui destreggiarsi 

Per un manager che non ha gli strumenti emotivi per affrontare tutti questi cambiamenti, la pressione può diventare insostenibile.

Il rischio è che le sue reazioni possano essere mosse solo dalla fretta, dalla necessità e dalla scarsa conoscenza di sé e del proprio team, portandolo così ad avere non solo un ruolo sempre più passivo all’interno del contesto lavorativo ma anche a perdere di vista l’obiettivo del suo ruolo.” 

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