La Giornata Mondiale della Produttività (20 giugno) offre un’importante occasione di riflessione: in Italia infatti, la produttività sta affrontando una crisi significativa, con un’importante fattore critico rappresentato dal benessere psicologico e dall’engagement dei lavoratori.
Non lo diciamo noi, ma il recente report di Gallup “State of Global Workplace. The voice of the world’s employees”, che ha evidenziato come il 46% dei lavoratori italiani dichiari di sentirsi molto stressato sul posto di lavoro, una percentuale che aumenta tra gli under 35 e che è nettamente superiore alla media europea del 39%.
Questo dato allarmante evidenzia la necessità di un intervento mirato da parte delle aziende per migliorare le condizioni lavorative e, di conseguenza, la produttività.
La situazione attuale dei lavoratori in Italia
Il report di Gallup ha tracciato un quadro preoccupante della salute mentale e del coinvolgimento dei lavoratori in Italia, un quadro che influenza in maniera significativa il tema della produttività.
Secondo il report, il 25% dei lavoratori è “attivamente disimpegnato”, ossia insoddisfatto del suo ambiente di lavoro al punto da ostacolare attivamente il progresso aziendale, creando un ambiente di lavoro negativo.
Al contrario, solo una minoranza del campione statistico rappresenta i “lavoratori impegnati”, ossia coloro che con il loro entusiasmo e coinvolgimento costituiscono il motore dell’innovazione.
Anche la percezione generale del mercato del lavoro è pessimista: solo il 32% degli italiani ritiene che sia un buon momento per trovare lavoro, contro il 57% della media europea.
Nel report, è evidenziato inoltre come solo 4 lavoratori italiani su 10 dichiarano di stare bene, una cifra anch’essa inferiore alla media europea.
Questi dati sottolineano un malessere diffuso che non solo compromette la produttività, ma alimenta un turnover elevato, con il 41% dei dipendenti che cerca attivamente nuove opportunità lavorative.
Investire nel benessere aumenterebbe la produttività in Italia?
Per migliorare la situazione, è fondamentale che le aziende italiane investano nel benessere dei loro dipendenti.
Creare un ambiente di lavoro che supporti la salute mentale è il primo passo. Questo può essere realizzato attraverso l’implementazione di programmi di welfare aziendale che includano supporto psicologico, attività ricreative e momenti di relax.
Inoltre, promuovere una cultura del dialogo aperto, dove i dipendenti si sentano ascoltati e valorizzati, è essenziale per aumentare il livello di coinvolgimento.
Investendo sul benessere del personale, il numero degli “attivamente disimpegnati” potrebbe calare e aumentare quello dei “lavoratori impegnati” e proattivi.
Ma su quali sfere iniziare a lavorare?
Considerato il numero di italiani che vorrebbero la settimana corta (56%), quelli che desiderano l’orario flessibile (30%) e il grado di soddisfazione che hanno i lavoratori che lavorano in modalità ibrida (85%) secondo il rapporto “People at Work 2023: a global workforce view”, redatto dall’Adp Research Institute, la sfera della flessibilità del lavoro è un ottimo punto di partenza.
Oltre, è fondamentale investire nella formazione continua dei dipendenti.
Programmi di sviluppo professionale non solo migliorano le competenze e le conoscenze, ma aumentano anche il senso di appartenenza e l’engagement.
Sentirsi parte di un percorso di crescita personale e professionale motiva i lavoratori a dare il meglio di sé e a contribuire attivamente al successo dell’azienda.
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